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I Vicerè, di De Roberto



Premessa: adoro le saghe familiari. Perchè non mi faccio mai gli affari miei, obietterà qualcuno. Sarà, ma è questione di gusti, e tutti i gusti sono gusti. Di questo libro avevo sentito parlare a più riprese: siamo in Sicilia, epoca risorgimentale, la famiglia degli Uzeda, nobili di origine spagnola... ne hanno fatto un film, poco tempo fa. Beh, per farla corta, me lo sono letto, in un momento che ritenevo opportuno, in cui me la sentivo. Un bell'impegno, certo, innanzitutto per il linguaggio (è stato pubblicato nel 1894), poi per la gran quantità di personaggi (a pagina 21 c'è la lista pressochè completa, alla quale ritornare più volte). Poi per le descrizioni meticolose, che, finchè non entri nell'idea, possono risultare un po' noiose. Per il resto, è fantastico, indimenticabile, con tutte le liti familiari (sembra quasi come a casa mia), le trame, le intese che cambiano ogni poche pagine, e sullo sfondo il periodo storico, tornato più che mai di moda, basta vedere le recensioni televisive di questi tempi. Insomma, da non perdere, con figure che restano impresse, con le strane leggi dell'aristocrazia, che ho appreso proprio grazie a De Roberto, cui si è ispirato l'autore del più famoso Gattopardo. E la fine, riassunta dall'erede della casata: "la storia è una monotona ripetizione; gli uomini sono stati, sono e saranno sempre gli stessi...un tempo la potenza della famiglia veniva dai re; ora viene dal popolo... La differenza è più di nome che di fatto..." Come dire: certi personaggi sentono l'aria che cambia, e ci si adeguano, semplicemente. Il re è morto. Viva il re.

Olive Kitteridge di Elizabeth Strout


Ho appena terminato Olive Kitteridge, di Elizabeth Strout, vincitore del Pulitzer 2009. Mi è stato regalato, e, quando ho scoperto si trattava di racconti, ho storto un po' il naso, non essendo particolarmente amante del genere. Beh, mi sono dovuta ricredere. Si tratta, sì, di racconti, ma anche di un romanzo, perchè le varie storie sono unite dalla presenza di Olive Kitteridge, ora come comparsa, ora come protagonista, a commentare con la sua sincerità brutale, le vite dei compaesani, di questa cittadina del Maine. Pure lei, insegnante in pensione, è disarmata nella propria esistenza in fondo comune, nei propri errori, nel rimpianto per le cose non dette, per non aver amato abbastanza. Davvero un bel libro, giunto in un momento in cui sono a fare una sorta di bilancio della mia vita, a guardare avanti agli anni che mi aspettano. Soprattutto, mi ha ricordato una mia cara insegnante di italiano, quando, in uno dei racconti, raccomanda ad un'ex allieva di non perdere la curiosità, la voglia di imparare, di migliorarsi, di uscire dalla banalità. Il finale, poi, è davvero stupendo, con lei che in fondo non gira le spalle al nuovo che la vita le offre. Il segreto è questo: andare avanti lungo la strada, per vedere cosa ci aspetta

Premessa: Nell'ultimo mese sto dormendo solo poche ore per notte. Il resto del tempo lo trascorro ricamando a punto croce, scrivendo, o leggendo. Ho divorato una quindicina di libri, dall'inizio dell'anno. L'ultimo, terminato proprio la notte scorsa, è "Mille anni che sto qui" di Mariolina Venezia, che, tra l'altro, ho conosciuto di persona, nell'ambito del ciclo di incontri programmati dalla biblioteca di Riccione, con alcune scrittrici. Adoro le saghe familiari, quelle con tanto di albero genealogico riportato all'inizio del libro, che è ambientato in Basilicata, e riporta le storie, attraverso gli anni, di una famiglia con alterne fortune, e che vede protagoniste le donne, come spesso succede (anche nella mia, di famiglia, e chissà che prima o poi non ne scriva qualcosa). Come contorno, la storia, le vicende, dal fascismo alle speranze di benessere del dopoguerra, fino alla caduta del muro di Berlino, con le ultime pagine che racchiudono, con la figura di Gioia, tutte le immagini delle generazioni trascorse. Bello, davvero, merita il Campiello che le è stato conferito, nel 2007